36. Milù, la cacciatrice

Quel giorno Black Spirit, il ghiretto curioso, decise di cambiare direzione per il suo girovagare. Il profumo di erba fresca e fiori selvatici lo attirava come una noce matura. Saltellando di ramo in ramo, in una radura assolata, notò una figura morbida, grigiolina e tigrata accovacciata nell’erba alta.

Quell’esserino con un manto a strisce dolci come il miele aveva gli occhi gialli che brillavano di un’intensità selvaggia. Black Spirit d’istinto percepì qualcosa di insolito nell’aria. Non era tristezza quella negli occhi del gatto, ma una concentrazione affamata.

“Ciao,” disse timidamente Black Spirit, mantenendo una distanza di sicurezza.

Il gatto sembrò non muoversi, le orecchie dritte, ma i suoi occhi si fissarono lentamente sul piccolo ghiro con un lampo improvviso. “Oh, ciao… piccolo.” sibilò con una voce stranamente dolce.

Black Spirit sentì un brivido corrergli lungo la schiena. L’aria intorno alla gattina sembrava vibrare di un’energia in espansione. Le bacche rosse sul cespuglio vicino, che prima gli erano sembrate un’offerta amichevole, ora gli apparvero come un diversivo pericoloso.

“Ho… ho visto delle ottime noci laggiù,” balbettò Black Spirit, indicando nervosamente con il musetto un punto lontano nella radura, sperando di distogliere l’attenzione di Milù, questo era il nome della gattina.

Lei socchiuse gli occhi, la coda che si agitava leggermente. “Noci, eh? Sembrano… meno interessanti di quello che ho proprio qui davanti.” Il suo sguardo non si staccava da Black Spirit.

Il piccolo ghiro capì di aver sbagliato molto di più di quello che credeva. La gentilezza apparente di Milù era solo la calma prima della caccia. Senza pensarci due volte, si voltò e scattò via con la velocità di un fulmine, il cuore che gli batteva all’impazzata.

Sentì un fruscio nell’erba alle sue spalle, il suono leggero e veloce delle zampe di Milù che si lanciava all’inseguimento. Black Spirit corse più veloce che mai, sfruttando ogni radice e ogni ciuffo d’erba per guadagnare terreno. Raggiunse il suo albero cavo in un lampo e si infilò nel buco sicuro appena in tempo prima di sentire un frustrante miagolio proprio li’ all’esterno.

Rannicchiato nel buio, il cuore ancora martellante, Black Spirit capì una lezione importante: a volte, la curiosità può condurti dritto … nelle fauci di qualcuno! E una gattina tigrata, per quanto possa sembrare gentile, resta pur sempre una cacciatrice.

Dopo un po’ di tempo, Black Spirit, ancora un po’ scosso dall’incontro ravvicinato, sbirciò fuori dal suo albero cavo. Guardò nei paraggi, analizzò ogni ombra, ogni sasso e pianta. Era sicuro che Milù si aggirasse ancora da quelle parti con aria affamata. Forse, pensò il ghiretto, c’era un modo per aiutarla senza rischiare di diventare il suo spuntino?

Con cautela, si fece vedere, mantenendo una distanza di sicurezza. “Ehm… Milù?” disse a denti stretti.

La gattina tigrata si fermò, i suoi occhi gialli e stretti con una sfumatura di stanchezza. “Oh, sei tu, piccolo ghiro… Sei ancora nei paraggi?”

“Sì,” rispose Black Spirit. “Ho pensato… forse posso aiutarti a trovare qualcosa da mangiare. Qualcosa di… più facile da prendere.”

Milù lo guardò con sospetto. “Hmmm. Più facile? Come cosa?”

“Beh,” continuò Black Spirit, la sua mente vivace già all’opera, “conosco un posto vicino al ruscello dove spesso ci sono delle libellule un po’ stordite dal sole. Non sono veloci come un uccello o scattanti come… beh, come me.”

Gli occhi di Milù si accesero di una nuova luce. “Libellule? Non le ho mai cacciate prima. Sono veloci?”

“Non quanto un ghiro!” rispose Black Spirit con un pizzico di orgoglio. “Ma se ti apposti con pazienza vicino alle ninfee, potresti prenderne qualcuna quando si ferma a riposare.”

Milù sembrò considerare la proposta. La fame era una motivazione potente. “Potrebbe… potrebbe funzionare. Non ho avuto molta fortuna con gli scoiattoli oggi.”

Così, con una tregua fragile siglata dalla necessità, Black Spirit guidò Milù verso il ruscello. Si tenne a distanza di sicurezza, osservando mentre la gattina tigrata si muoveva con cautela tra la vegetazione, appiattendosi nell’erba alta vicino alle grandi foglie di ninfea.

Black Spirit le indicò silenziosamente una libellula dalle ali iridescenti che si era appena posata su una foglia. Milù si mosse con una sorprendente agilità silenziosa, le zampe felpate che non facevano il minimo rumore. Con un balzo rapido, la zampa si abbatté sulla libellula.

Milù guardò la sua preda con una punta di sorpresa, poi iniziò a mangiarla con una soddisfazione evidente. Non era un pasto abbondante, ma era qualcosa.

“Grazie,” miagolò Milù a Black Spirit, con un tono meno affamato nella sua voce. “Non avrei mai pensato di cacciare libellule. Sono… inaspettatamente gustose.”

Black Spirit si sentì sollevato. Aveva aiutato la gattina senza finire nel suo stomaco. “Di niente,” rispose timidamente mentre Milù puntava un’altra libellula. “Magari domani potrei mostrarti dove trovare qualche cavalletta un po’ distratta.”

E così, in un angolo tranquillo del bosco, nacque una strana e fragile collaborazione, guidata dalla curiosità di un ghiro e dalla necessità di una gattina affamata. Black Spirit aveva scoperto che la sua conoscenza del bosco poteva essere utile anche per creature molto diverse da lui, aprendo la porta a possibilità inaspettate.

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